Archivio per maggio 2009

Nakba

Dal ministro degli esteri razzista due leggi per isolare la minoranza araba
Domenica sera, riuniti nella Cinemateque di Gerusalemme, un centinaio di israeliani, palestinesi e cittadini di altri paesi, hanno partecipato al dibattito seguito alla proiezione di un film sulla Nakba (Catastrofe) palestinese, della regista Sahera Dirbas. Una discussione pacata ma intensa, sulle memorie a confronto, sul trauma collettivo palestinese causato dall’esilio nel 1948, sul riconoscimento mai avvenuto da parte di Israele delle sue responsabilità nella Nakba. Un dibattito come tanti altri sulla «Catastrofe» che potrebbe non ripetersi più in futuro e che, paradossalmente, israeliani e palestinesi, forse potranno continuare solo all’estero.

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Gaza:

Di Eman Mohammed, Live from Palestine, 25 Maggio 2009[1]

L’agonia della famiglia di Abu Halima è iniziata quando i suoi componenti hanno cercato riparo dai missili israeliani nell’atrio della loro casa a due piani, nell’area di Jabaliya, zona nord della Striscia di Gaza, l’11 gennaio scorso: sono stati raggiunti da due bombe al fosforo bianco. Il padre della famiglia, Saad Ala Abu Halima, è rimasto ucciso all’istante insieme ai suoi tre figli – Abed Raheem (14 anni), Zaid (10) e Hamza (8) – e alla sua unica figlia Shahed, di un anno.

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Proposta

Infopal. Ieri, il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha riferito la notizia secondo cui il governo Netanyahu intende varare una legge che proibisca ai profughi palestinesi del 1948 di ricordare la giornata della Nakba, la Catastrofe che ha portato allo sradicamento e alla Diaspora milioni di persone.
Il giornale giustifica questo passo affermando che si tratta di difendere l’esistenza stessa di Israele.
La proposta di legge, che verrà votata dalla Knesset, il Parlamento israeliano, questa settimana, stabilisce che chiunque commemorerà questa data rischierà fino a tre anni di carcere.

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L

Gaza – Infopal, martedì 26 maggio.

Ore 11.

L’on. Fernando Rossi, capo del Convoglio “Hope” entrato ieri sera a Gaza, ha denunciato l’assedio israeliano e il silenzio del mondo nei confronti della crisi umanitaria in cui si trova la Striscia.

Durante una conferenza stampa organizzata ieri sera a Rafah con il ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Ahmed al-Kurd, Rossi ha dichiarato che chiunque non rifiuti l’assedio “non è una persona libera”.

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Volantini

Gaza – Infopal. Ieri, elicotteri israeliani hanno lanciato mìigliaia di volantini che ordinavano ai palestinesi di tenersi distanti dalle zone di confine della Striscia di Gaza, minacciando di aprire il fuoco su chiunque dovesse avvicinarsi.

I volantini avvisano anche i cittadini di Gaza di restare ad almeno 300 metri dalla barriera elettronica posta nelle zone di confine con i territori israeliani.

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L

Gaza – Infopal. Questa mattina, le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco contro dei contadini palestinesi, nella zona est del quartiere ash-Shuja’iyah, a Gaza, e a Jabaliya, nel nord della Striscia.

Testimoni oculari hanno riferito che le forze israeliane hanno sparato con intensità, utilizzando l’artiglieria pesante, verso un gruppo di contadini che stavano lavorando la terra.

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Sicurezza,

I missionari di Castelvolturno invitano alla mobilitazione
il 20 giugno per la “Giornata mondiale del rifugiato”

ROMA - Contro la politica sulla sicurezza del governo scendono in campo anche i padri Comboniani di Castelvolturno. I missionari invitano le associazioni a partecipare alla Giornata mondiale del rifugiato il 20 giugno distribuendo “permessi di soggiorno in nome di Dio”. ma perché in nome di Dio? “Riteniamo – dicono i padri – che in una società come la nostra frazionata, divisa in molti modi, in cui il nome di Dio viene usato in mille modi, spesso per interessi politici ed economici, che Dio stia dalla parte dei più deboli e indifesi”.

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LEILA

Rappresentante Olp all’Ue
Leila Shahid è la combattiva rappresentante dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) presso l’Unione europea. Nata in esilio in Libano nel 1949 (durante la Nakba palestinese), abbiamo incontrato Shahid a Roma, a margine del convegno «C’è un giudice per Gaza?», organizzato dalla Fondazione Basso.
Alla conferenza di Sharm el Sheik i donatori internazionali hanno promesso 4,5miliardi di dollari per ricostruire Gaza, ma finora nemmeno un centesimo h raggiunto la Striscia.
Non c’è da sorprendersi. L’Unione europea sa che tutte le porte di Gaza (spazio aereo, marittimo e terrestre) sono sigillate, più ermeticamente di quanto lo fossero prima della guerra contro Gaza. L’aeroporto (finanziato anche con fondi Ue) fu distrutto dagli israeliani nel 2000, il valico di Rafah tra Egitto e Gaza, dove gli europei erano i controllori ufficiali del passaggio, è chiuso ormai da due anni. Secondo le Nazioni Unite, la popolazione necessita di 800 camion di merci al giorno, ma ne passano mediamente 120.

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Obama

Israele: non cediamo alle pressioni Usa, avanti con le colonie
Con un’inattesa «precisazione», la Casa Bianca ha chiarito ieri che il presidente Barack Obama non esporrà alcun piano di pace per il Medio Oriente durante il suo atteso discorso del 4 giugno al Cairo, ma si limiterà a rivolgersi al mondo islamico. «Sarà un ampio discorso sulle nostre relazioni con i musulmani nel mondo – ha detto il portavoce di Obama, Robert Gibbs, citato dalla radio israeliana – vi sono state anche congetture sull’inclusione in questo discorso di un dettagliato piano di pace per il Medio Oriente, ma questa non è e non è mai stata l’intenzione del discorso».

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In

È vero quello che si dice spesso riguardo alla destra: parla alla pancia del paese. Anche ieri è stato dimostrato. Questa volta però, per fortuna, suo malgrado. Perché, per rispondere alle continue provocazioni razziste del governo su immigrazione e sicurezza, ieri è scesa in piazza un’altra pancia. Quella che ha scelto «da che parte stare». Quella giusta. E ha invaso Milano fino al suo cuore, piazza Duomo. La questura minimizza, come al solito, e parla di 5mila, massimo 8mila, persone. Gli organizzatori dicono 25mila. Forse esagerano un po’, neanche tanto. Chissenefrega. Perché il senso della giornata di ieri non era, solamente, nei numeri. Comunque importanti: più di ventimila persone

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