Archivio per giugno 2010

“Il Conflitto Arabo Israeliano, Attualità  e Futuro”

Il Comitato Studentesco Interculturale I Cedri

Associazione Amicizia Sardegna Palestina
presentano

“Il Conflitto Arabo Israeliano, Attualità  e Futuro”

Intervengono

Mariangela Pedditzi, consigliere provinciale
“La Sardegna al Centro del Conflitto”

dott. Francesco Birocchi, presidente dell’Associazione Stampa Sarda
“Il ruolo della Stampa Italiana nel Conflitto Arabo Israeliano”

On. Hani Kobeissi, deputato libanese
“Il Conflitto. Attualità e Futuro”

Presenta il convegno e coordina il dibattito
Hamze Jammoul, Presidente Comitato Cedri, dottorando in Diritto Internazionale.

Giovedi 1 Luglio 2010 dalle ore 18,30 alle ore 20.30 Sala Cosseddu, Casa Dello Studente di Via Trentino .

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Il


Al Walaja è un villaggio palestinese ad ovest della città di Betlemme nella parte sud della Cisgiordania. Ad est del villaggio si trova il convento del Cremisan, appartenente ai Salesiani e circondato da un bosco. L’esercito dell’israeliano sta sviluppando nella zona una sezione del muro. Se questa sezione del muro sarà completata, il distretto di Betlemme perderà un’altra buona parte delle sue terre. Al Walaja ed i villaggi vicini saranno tagliati fuori e isolati completamente a causa del muro.

Il Muro nei prossimi giorni sta per ingoiare 2000 alberi

e il paese di al Walaja – Da che parte stanno i Salesiani di Cremisan?

Gli abitanti di Al Walaja chiedono che intervenga la società civile ed il movimento per fermare la costruzione del Muro dell’Apartheid che sta crescendo attorno al loro paesino. Soltanto nella giornata di ieri i bulldozer hanno sradicato centinaia di alberi nel bosco del monastero Salesiano di Cremisan, famoso per i suoi vigneti, adiacente al paese che sarà circondato da tutti i lati.

«Siamo condannati a vivere in una prigione a cielo aperto. Se i bulldozer non saranno fermati ora si verificherà una tragedia irreversibile che non colpisce solo noi, ma anche tutte le future generazioni di Al Walaja», dice un membro del comitato popolare che da tempo cerca di aprire un negoziato con il monastero affinché si muova a proteggere il paese.

Finora però padre Ronzani, il nuovo capo del monastero, si rifiuta di parlare con i suoi vicini palestinesi. Più di una settimana è rimasto irraggiungibile al telefono per i membri del consiglio locale di Al Walaja che cercavano disperatamente di strappargli dettagli sull’accordo che il monastero ha preso con le forze d’occupazione israeliane al riguardo della rotta del Muro. Tanti tentativi di contattarlo sono stati vani.

Mentre ai palestinesi finora non è stato comunicato nemmeno che estensione avrà la loro enclave murata, le istituzioni israeliane hanno offerto ai Salesiani di scegliere da quale parte del Muro stare: o all’interno del ghetto palestinese di Betlemme e dintorni o dalla parte dei coloni di Har Gilo che assieme alle terre rubate ai palestinesi saranno annessi a Gerusalemme.

I Salesiani hanno fatto la loro scelta. Una nuova strada collegerà il monastero verso nord all’autostrada riservata ai coloni. Accettando questa proposta e consentendo la costruzione del Muro sul terreno del monastero i Salesiani di Cremisan hanno concordato implicitamente l’esproprio degli ultimi terreni coltivabili che rimarranno all’interno del getto murato di Al Walaja!

Infatti la nuova strada di accesso permette alle forze d’occupazione di separare dal paese l’ultima fascia di terreno non coltivato che rimane ai palestinesi. Si tratta di un’intera vallata, un pendio dal quale, dietro le colonie sioniste che assediano il paese dal nord in una morsa di cemento armato e filo spinato, all’ orizzonte si estende una vista panoramica mozzafiato di Gerusalemme.

«In realtà l’unica cosa che ci è rimasta è batterci per un ghetto più grande possibile», spiega una delle consigliere locali. Da tre lati del paese il tragitto del Muro è già accertato davanti alle corti israeliani con una decisione inappellabile.

Le proteste organizzato dal comitato popolare di Al Walaja, appoggiate da StopTheWall, la campagna palestinese contro il Muro dell’Apartheid, e altre esponenti della società civile palestinese si terrano ogni venerdì sulle terre colpite. Il 3 di agosto tutto il paese si è incontrato per pregare assieme nella zona che sarà ingoiata dal Muro, per esprimere il legame forte con la loro terra. Il 17 di agosto la manifestazione si fermerà all’ingresso del monastero dove i bambini porteranno i loro disegni.

Rimane incomprensibile agli abitanti di Al Walaja perché il Salesiani di Cremisan hanno scelto di abbandonarli. «Negli ultimi anni organizzavamo il campo giovanile nel bosco del monastero. I bambini frequentano l’asilo gestito dalle suore», dice una giovane donna palestinese che si batte contro il Muro. Se il monastero non cambia posizione, come faranno gli abitanti di Al Walaja a spiegare ai loro bambini che le comunità cristiane e musulmane nella zona di Betlemme hanno sempre offerto tanta ospitalità ai monaci e le suore venuti dall’estero e hanno convissuto in pieno rispetto uno per l’altro su una terra che è santa non soltanto per i Palestinesi.

Gli abitanti di Al walaja chiedono a tutte/i di muoversi immediatamente per fermare i Bulldozer

Tramite l’impegno della società civile e del movimento si può ancora riuscire a far disdire l’accordo tra la Nunziatura cattolica e l’occupante, che viola in modo gravissimo il diritto internazionale.

Infatti, come la Corte Internazionale dell’Aja ha accertato il 9 giugno del 2004, il Muro dell’Apartheid è fuori-legge e la comunità internazionale, chiesa cattolica inclusa, è obbligata a non dare nessun tipo di appoggio alla situazione illegale creata.

COME PARTECIPARE:

Contattate il monastero di Cremisan www.cremisan.org e chiedete il fermo immediato della costruzione del Muro.

Tel: 00972-2- 274 2605; 00972-2-274 4826 sdbcremisan@yahoo.it

Attivate tutti i canali all’interno della chiesa cattolica possibili e immaginabili per far conoscere la tragedia di Al Walaja e per far sì che il monastero Salesiano starà dalla parte dei Palestinesi.

Ad esempio il capo della chiesa cattolica a Gerusalemme:

Latin Patriarchate of Jerusalem

Tel: (02) 628 23 23; 627 22 80 – Fax: (02) 627 16 52

E-mail: chancellery@latinpat.org – Website: www.lpj.org

L’Ordine dei Salesiani in Italia

Direzione Generale Opere Don Bosco

Via della Pisana 1111, 00163 Roma

Tel. (+39)06 656 121 – Fax. (+39)06 656 12 556

Modulo per e-mail: http://www.sdb.org/sdb2006/index.asp?FileCentro=_1_29_.asp&Mysez=29&Lingua=1

Mandate dei fax e e-mail di protesta per fermare il Muro in costruzione da pochi giorni tra Cremisan ed Al Walaja.

Attivate i vostri contatti con i media per far conoscere la storia di al Walaja.
Informateci su tutte le vostre attività mandando una copia a global@stopthewall.org. Informeremo gli abitanti di al Walaja che vi state muovendo per dare più forza alle loro proteste.

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Nel

Fronte comune Ricercatori israeliani e statunitensi studiano assieme possibili modifiche alla Convenzione di Ginevra. La «guerra al terrorismo» la pagheranno sempre di più i non combattenti.

 

Michele Giorgio, Il manifesto, 6 Ottobre 2007

Gerusalemme

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Al

A Cagliari, presso il cineteatro Nanni Loi, 11 film sulla Palestina, dibattiti ed iniziative per le scuole. Quest’anno è una edizione speciale, dedicata ai sessant’anni di Nakba, la tragedia del popolo palestinese; e con nel cuore una persona speciale, Stefano Chiarini, giornalista, compagno e fratello del popolo Palestinese e di tutti i resistenti della terra.

Ecco il programma dell’iniziativa.

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Prosegue

Proseguono le lezioni del corso di lingua e cultura araba organizzato dall’Associazione Amicizia Sardegna Palestina.

Ampia la partecipazione al corso, con più di 70 iscritti, suddivisi in due turni. I partecipanti al corso, finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna, stanno apprendendo i primi rudimenti di lingua araba anche attraverso l’ascolto di musiche e canti e attraverso la lettura dei testi delle canzoni.

Pubblichiamo di seguito alcune fotografie delle lezioni.

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"Ho

Parlano i militari delle motovedette italiane che hanno riportato in Libia i migranti
Solo un giovane del Mali è riuscito a nascondersi ed è sbarcato a Lampedusa: “Miracolato”

LAMPEDUSA – “È l’ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati”, dice uno degli esecutori del “respingimento”. “Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia – aggiunge – ci urlavano: “Fratelli aiutateci”. Ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e l’abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno”.

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MIGRANTI.MANTICA

Un progetto durato 5 anni per dare sistemazione dignitosa ai defunti italiani abbandonati nel cimitero civile del quartiere Hammangi di Tripoli. Il cimitero, che versava in uno stato di degrado dopo essere stato abbandonato dopo l’espulsione dei cittadini italiani dalla Libia, nel 1970, è stato risistemato e inaugurato alla presenza del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica (ex Msi, ex An, ora Pdl). «La riqualificazione del cimitero – ha spiegato – era iniziata nell’ottobre 2004. Dopo l’accordo con la municipalità di Tripoli, l’area cimiteriale è stata ridotta da 8,86 ettari a 1,50 per un costo di 3.800 milioni di euro». I fondi sono serviti per la bonifica e risanamento dell’area da restituire alla municipalità, la ristrutturazione del vecchio edificio e le opere artistiche. Così, dopo il trasferimento di 6.500 salme, venerdì scorso è stato inaugurato. «Anche questa inaugurazione – ha concluso Mantica – rappresenta un gesto importante nel contesto delle relazioni italo-libiche».

MANTICA: BENE
I RESPINGIMENTI
«Un fatto di assoluta normalità che dimostra che gli accordi fra Italia e Libia sono stati rispettati e che si concretizzeranno nella seconda metà di maggio quando inizierà il pattugliamento congiunto delle coste». Così il sottosegretario Mantica ha commentato da Tripoli, inaugurando il cimitero italiano, il rimpatrio forzato in Libia di 277 migranti soccorsi in acque maltesi da motovedette italiane al largo di Lampedusa. Dopo l’ok di Tripoli, i migranti sono stati riportati in Libia da dove erano partiti, ma nessuno di loro è libico.

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In

È vero quello che si dice spesso riguardo alla destra: parla alla pancia del paese. Anche ieri è stato dimostrato. Questa volta però, per fortuna, suo malgrado. Perché, per rispondere alle continue provocazioni razziste del governo su immigrazione e sicurezza, ieri è scesa in piazza un’altra pancia. Quella che ha scelto «da che parte stare». Quella giusta. E ha invaso Milano fino al suo cuore, piazza Duomo. La questura minimizza, come al solito, e parla di 5mila, massimo 8mila, persone. Gli organizzatori dicono 25mila. Forse esagerano un po’, neanche tanto. Chissenefrega. Perché il senso della giornata di ieri non era, solamente, nei numeri. Comunque importanti: più di ventimila persone

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Hawai,

Potranno avere un proprio governo e possedimenti ma c’è già chi si prepara a una guerra giudiziaria

WASHINGTON – Grazie a Obama, che è nato e cresciuto nel loro stato, gli indigeni delle Hawai otterranno quest’anno la loro rivincita, come l’hanno ottenuta gli indiani di America. Potranno cioè avere un proprio governo, con una certa autonomia, al pari dei pellerossa, e i propri fondi e possedimenti, un tempo appartenenti alla monarchia delle grandi isole del Pacifico. Lo dichiara Neil Abercombe, il deputato delle Hawai alla Camera a Washington. Gli scorsi anni, spiega Abercombe, la Camera approvò due volte una legge in merito, ma il Senato la respinse. Per riguardo a Obama, tuttavia, questa volta anche il Senato è disposto ad approvarla: Obama è dalla parte degli aborigeni polinesiani al contrario del predecessore Bush. Sarà una doppia festa perché le Hawai divennero uno stato americano esattamente 50 anni fa.

LA CAUSA DEGLI INDIGENI – In America, gli anni scorsi risarcimenti e territori furono assegnati a molte delle 562 nazioni o tribù indiane vittime della colonizzazione. Alle Hawai, un paradiso turistico, non è mai stato possibile a causa degli enormi interessi economici in gioco. Ma nel 2005, Daniel Akaka, un senatore di estrazione indigena, presentò il progetto legge su cui il Senato voterà nei prossimi mesi. Da allora, dice Abercombe, questa causa ha trovato sempre più sostenitori. Il più potente è proprio Obama, che studiò alle Hawai, e vi è spesso ritornato in vacanza, l’ultima volta prima dell’ ingresso alla Casa Bianca, con la first lady Michelle e le figlie Malia e Shasha. I discendenti degli aborigeni polinesiani sono oltre 400 mila, di cui due terzi vivono nelle isole.

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L

Ramallah – Infopal. Il ministero dell’Informazione nel governo di Salam Fayyad, oggi ha reso noto che l’Autorità nazionale palestinese ha deciso di denunciare il canale satellitare al-Jazeera e di sospendere i lavori dell’ufficio in Cisgiordania, perché “istigava contro l’Olp e l’Anp”.

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