Gideon Levy: Ogni israeliano dovrebbe leggere le ultime Volontà ed il Testamento dell’aggressore palestinese


Pubblichiamo questo bell’articolo di Gideon Levy uscito su Haaretz (fonte) il 23 luglio all’indomani dell’uccisione di 3 coloni israeliani.

La traduzione è a cura dell’Assocciazione Amicizia Sardegna Palestina

Gideon Levy è un giornalista  della testata israeliana  Haaretz e membro del comitato di redazione del giornale. Levy si è unito a Haaretz nel 1982 ed è stato quattro anni vicedirettore del giornale. È autore della rubrica settimanale Twilight Zone, che copre l’occupazione israeliana in Cisgiordania e Gaza negli ultimi 25 anni, nonché scrittore di editoriali politici per il giornale. Levy è stato il vincitore del Premio Euro-Med per il 2008; Il Premio Freedom di Lipsia nel 2001; Il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; Ed il premio dell’associazione per i diritti umani in Israele per il 1996. L’ultimo suo libro “ The Punishment of Gaza” è stato pubblicato nel 2014 dalla Verso Publishing House di Londra e New York.

 

Ogni israeliano con un minimo di dignità dovrebbe leggere l’ultimo testamento di Omar al-Abed.  Non è un tradimento leggere le sue ultime parole. Il vero tradimento è pensare che i metal detector, le uccisioni mirate, i sempre più numerosi arresti e le altrettante sempre più numerose  demolizioni di case, la tortura e lo sradicamento ,  possano realmente proteggere dai numerosi attacchi che ancora ci saranno. Il vero tradimento è quello di mettere la testa sotto la sabbia.

Senza negare l’orrore del suo terribile atto, ogni israeliano dovrebbe leggere con attenzione le parole di Abed ed arrivare alle inevitabili conclusioni. Non si può dire quando, ma in tutta la Cisgiordania ed ovviamente nella Striscia di Gaza, ci saranno tantissimi Omar al-Abed. Chiunque pensa che potrebbe essere diverso dovrebbe saper leggere la storia. Cosa sono per Abed l’occupazione e la resistenza che ne consegue: un massiccio ed inutile spargimento di sangue. omar al-Abed

“Queste sono le mie ultime parole”, ha scritto il giovane del villaggio di Kobar in Cisgiordania prima di partire per uccidere i coloni nella vicina colonia  di Halamish. “Sono giovane, non ho ancora 20 anni. Avevo molti sogni ed altrettante aspirazioni, ma che genere di vita è questo, con le nostre donne ed i nostri giovani assassinati senza alcuna giustificazione?”.

Che cosa avremmo potuto dire ad Abed? Che le loro donne ed i loro giovani non vengono uccisi senza giustificazione? Abed viveva in un bel villaggio, ma  in una realtà che non poteva essere più brutta. Il suo vicino Nael Barghouti, ad esempio, che è stato liberato da una prigione israeliana dopo aver scontato 33 anni per aver ucciso un autista di un’autobus, è stato nuovamente arrestato – con un atto terribilmente arbitrario – con la scusa di  aver violato le norme restrittive a cui era sottoposto. barghoutiUn altro suo vicino di casa è il famoso Marwan Barghouti[1], che in un mondo più giusto e meno stupido sarebbe da tempo libero di guidare la sua nazione.

Abed ha deciso di uccidere i coloni perché “loro profanano la moschea di Al-Aqsa e noi dormiamo” perché “è una vergogna che ce ne stiamo pigramente seduti”. Mentre gli ufficiali della polizia israeliana conducevano la disgustosa ricerca dei corpi palestinesi nell’obitorio dell’ospedale di l Makassed a Gerusalemme Est, Abed ha pianificato la sua sanguinosa azione. Nel frattempo che i suoi coetanei a Gerusalemme cercavano di sottrarre il corpo ancora sanguinante del loro amico dalla mani degli israeliani, lui non poteva rimanere in silenzio. “Voi che fate arrugginire le vostre armi, che le usate solo per matrimoni e celebrazioni, non vi vergognate di voi stessi? Perché nel nome di Dio non dichiarate guerra? Hanno chiuso Al-Aqsa e le vostre armi sono inutilizzate”.

Le parole suonano quasi bibliche. Nel corso di ogni lotta per la liberazione si sono usate parole simili, compresa la nostra lotta ovviamente. Sono accompagnati da termini religiosi, perché lo scrittore crede in Dio. Anche in altre lotte, compresa la nostra, la religione è stata sfruttata al servizio della causa. Cosa avresti detto ad Abed se l’avessi conosciuto prima di andare a seminare la morte: “Non uccidere”? Che doveva rassegnarsi  e rinunciare? Che la giustizia non è al suo fianco, ma sostiene l’occupazione? Che c’è speranza di vivere una vita normale? Cosa potrebbe dire un israeliano ad un disperato giovane palestinese che non ha futuro, nessuna opportunità di modificare il corso delle cose, nessuno scenario di speranza, un uomo la cui vita è una lunga umiliazione? Cosa gli avresti detto?

La disperazione scorre profonda in Cisgiordania, e nella  Striscia di Gaza è ancora peggio. Questo dovrebbe bastare a mantenere ogni israeliano sveglio la notte, dal momento che il loro governo è il responsabile di quello che sta accadendo. Ma se a tenerli svegli non sarà la responsabilità morale che gli israeliani hanno per le sofferenze del popolo palestinese allora a non farli dormire sarà il fatto che questa disperazione sarà la causa di molta sofferenza per il popolo israeliano. Abed non aveva nulla da perdere, e la persona senza nulla da perdere è il più pericoloso dei nemici. Neanche il ministro della sicurezza Gilad Erdan può fermarlo.

Sabato 22 luglio l’esercito israeliano ha attaccato il villaggio di Kobar chiudendo le entrate ed arrestando uno dei fratelli di Abed, tutto come da copione, al solito. I soldati hanno condotto un’ “ispezione tecnica” nella casa della famiglia di Abed. Hanno preparato un “rapporto di sicurezza” per il ministro della difesa ed il capo dell’esercito . Il nuovo presidente del partito laburista, Avi Gabbay, ha chiesto una condanna, il segretario del partito di Yesh Atid, Yair Lapid ,ha definito Abed un “vile terrorista ” e Tzipi Livni ha detto “noi siamo uniti nel nostro dolore”. Nessuno si è chiesto perché Omar al-Abed, un ventenne con sogni e legittime aspirazioni, esca, compri un coltello, e vada ad uccidere.

 

[1] NdT: Marwan Barghouti è in prigione dall’aprile 2002 con l’accusa di aver ucciso 5 persone. Le accuse contro di lui non hanno mai convinto; ed anche l’ex primo ministro Edu Barak sollecitava la sua liberazione per non farne un martire. Ariel Sharon, che aveva ordinato di ucciderlo,  voleva liberarlo attraverso una trattativa  di  scambio con gli americani che prevedeva la liberazione della spia Jonathan Pollard. Barghouti sosteneva  e continua a sostenere  dal carcere una resistenza non violenta basata sull’autodifesa personale. E’ assertore di una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi e gode di una immensa popolarità tra tutte le fazioni palestinesi. Questo ne fa di lui un leader in “pectore”. Naturalmente non è ben visto dall’autorità nazionale palestinese e sono molti in Palestina che pensano che dietro la sua lunga prigionia ci sia anche il disaccordo con Abbas.