Libano


Saad Hariri, Primo Ministro libanese designato, è a un passo dall’abbandonare ad appena 10 settimane dall’aver ricevuto il mandato di formare un governo di unità nazionale.

 

Hariri ha preso la decisione nella giornata di martedi, due giorni dopo che l’opposizione aveva bocciato la sua proposta di governo.

 

“Annuncio a tutti i libanesi che oggi ho riferito al Presidente Suleiman che rinuncerò a formare il governo, nella speranza che questa decisione sia di beneficio per il Libano” ha dichiarato al termine dell’incontro col Presidente.

 

Da giugno, il leader dell’Allenza del 14 Marzo, ha inutilmente tentato di ottenere il consenso sull’assegnazione di 30 incarichi ministeriali ed ora è stato obbligato a dimettersi.

 

Alleanze rivali

 

Zeina Khodr, corrispondente di Al Jazeera dalla capitale Beirut, ha detto: “C’erano grandi aspettative dopo le elezioni parlamentari di giugno. Abbiamo assistito a tantissimi incontri tra politici rivali, incontri mai visti nel passato, durante i quali ci si sedeva e si discuteva insieme”.

 

“Ma, in realtà, una vera riconciliazione non è stata raggiunta”.

 

Hariri ha affermato che le condizioni poste dalla compagine guidata da Hezbollah hanno fin da subito mirato a indebolire il risultato delle elezioni, vinte dalla sua coalizione Western Backed

 

I due schieramenti rivali avevano raggiunto un accordo su una ampia ripartizione dei seggi nel governo, ma non sono riusciti a definire i dettagli.

 

Secondo la proposta di Hariri, la sua coalizione avrebbe dovuto avere 15 seggi, la minoranza guidata da Hezbollah, 10, mentre a Suleiman sarebbero andati i restanti 5 seggi.

 

Tuttavia, l’opposizione ha rigettato la nuova composizione di governo, chiedendo un’alternativa.

La Kodhr su Al Jazeera ha detto: “L’opposizione accusa la maggioranza al governo di prendere delle decisioni inaccettabili”

 

“Alcune fonti dell’opposizione sostengono che le ragioni reali che hanno spinto Hariri alle dimissioni siano da ritrovare nel suo proposito di voler di cambiare le regole per la formazione del governo”

 

Il punto del contendere

 

Ai microfoni di Al Jazeera Paul Saleem, direttore del Center Middle East Carnegie Endowment for International Peace così ha spiegato l’evoluzione dei fatti: “Dobbiamo leggere queste dimissioni come la parte di un processo di contrattazione molto intricato tra la maggioranza guidata da Saad Hariri e l’opposizione che comprende Hezbollah e il movimento di Michel Aoun”

 

“Entrambi hanno avanzato delle richieste veramente molto impegnative per quanto riguarda la formazione del governo. Questo ha fatto sì che la questione si complicasse ulteriormente”.

 

Il dialogo tra le opposte parti politiche in Libano è sempre stato molto complesso al limite dell’arcano. E’ sempre problematico costituire un governo.

 

Ma le dimissioni di Hariri proiettano ora il problema della formazione del governo libanese su uno scenario internazionale, in cui giocheranno un ruolo importante le varie diplomazie della regione.

 

Uno dei punti più controversi durante la negoziazione è stata la richiesta di Hezbollah e dei suoi alleati che Jibran Bassil, alleato di Hezbollah del  Christian Free Patriotic Movement, fosse confermato quale Ministro della Comunicazione.

 

Hariri ha respinto questa proposta, avendo già assegnato quell’incarico ad un uomo politico più vicino al proprio schieramento, Ghazi Aridi, del partito progressista socialista guidato dal druso Walid Jumblatt:

 

Secondo la nostra corrispondente “molti osservatori ritengono che le ragioni delle tensioni dell’intera regione dipendano dal fatto che i le fazioni rivali non siano state in grado di raggiungere un accordo”.

 

“Sappiamo che ogni gruppo libanese ha un alleato tra i paesi vicini. La coalizione del Marzo 14 è appoggiata dall’Arabia Saudita, l’opposizione dalla Siria e dall’Iran. Questo in effetti è un tiro alla fune che si tiene fuori dal Libano”.

 

“Ciò ha innalzato il livello della tensione nel paese. La gente è ansiosa e preoccupata, perché in un passato non lontano le crisi politiche hanno portato il sangue nelle strade”.

 

Suleiman è ora atteso dalle consultazioni coi deputati per individuare un nuovo primo ministro, ma col 14 Marzo che detiene una salda maggioranza, il suo mandato potrebbe essere semplicemente rinnovato.

 

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