Un fiore palestinese in terra sarda – di Ibrahim Nasrallah


Articolo originale pubblicato su alquds.co.uk il 23/03/2016

La mia prima visita in Sardegna non era nel programma di quel mio viaggio in Italia di dieci anni fa. Ero a Napoli quando ricevetti l’invito per una conferenza a Cagliari, il capoluogo dell’isola.

Non nascondo che ero incerto, ma poi mi decisi e andai.
Il primo incontro con l’isola fu affascinante, un’isola tranquilla, serena e bella al punto che mi dissi: “se dio mi amasse mi farebbe tornare ancora!”.
Da allora ci sono tornato sette volte ed è un primato nel numero di visite che abbia mai fatto a qualsivoglia città.

Ero lì giorni fa per assistere all’ al-Ard doc film Festival organizzato dall’associazione Amicizia Sardegna Palestina. Il festival, alla sua tredicesima edizione annuale con trenta film partecipanti al concorso, ha rappresentato un grande evento italiano. Il suo miracolo è quello di essere riuscito a conservare il suo entusiasmo assieme alla capacità di rinnovarsi e attirare registi da tutto il mondo.

Il festival ha presentato un cinema palestinese trasparente con un messaggio profondo, etico e chiaro, lontano dai deliri della pace malata, riuscendo nello stesso tempo a presentare al suo pubblico esempi diversi di un cinema documentario coraggioso, impegnato sul piano delle cause umane a livello universale e locale proveniente da molte parti del mondo.

Per anni ho seguito tutto quello che è stato presentato in questo festival, nato grazie ad un immenso contributo personale di palestinesi, arabi ed italiani, che ci dà nuova speranza nella capacità che le persone hanno di compiere miracoli, malgrado le scarse risorse economiche e l’oscuramento – molti festival infatti si possono avvalere di una larga copertura mediatica anche se poi offrono la metà di quanto presenta al-Ard. Basterebbe dire a tal proposito che molti meravigliosi film sono stati lanciati proprio da questo festival grazie ad una forte presenza di pubblico durante la proiezione … e ai premi ottenuti, che hanno saputo attirare l’interesse su di loro. Film che in seguito hanno potuto partecipare a concorsi nei più grandi festival internazionali e ottenere una vittoria dopo l’altra.

Durante al-Ard doc film Festival ho felicemente visto i più importanti film documentario che hanno saputo riverberare la Palestina e le sue situazioni antiche e moderne. Documentari che sono stati occhi testimoni e creativi di un alto livello artistico e divulgativo.

Tra i film più belli che ho visto ci sono i documentari italiani sulla Palestina: come il meraviglioso film “This is my land: Hebron” che descrive con semplicità, profondità e forza eccezionale l’inferno creato dai coloni sionisti israeliani, inferno che continuano a creare nel cuore della città di al Khalil (Hebron). Si dice che certe immagini sono più forti di mille parole, questo film possiede la forza di infinite parole, è la più forte delle accuse mai presentate dal cinema documentario per svelare e denunciare il razzismo sionista. Altro film indimenticabile è “Inshallah Pechino” sul viaggio della squadra olimpica palestinese, con la sua disperata realtà, da Gerico e Gaza fino alla capitale cinese nella quale si svolgevano le Olimpiadi. Un altro film è: “A New Day Has Come” che ha seguito gli esodi verso nuovi esili dei profughi palestinesi in Iraq. Altri film sono: ”Shooting Muhammad”, “Gaza Hospital”, “Piombo Fuso”, “Tomorrow’s Land ”. Occorre inoltre citare numerosi film europei dedicati alla causa palestinese che dura da oltre cento anni, come ad esempio “I giovani di Yarmuk”, “Le lacrime di Gaza”. E poi film arabi e palestinesi come “Infiltrators” e “Nun wa zaitun” che ha vinto il premio di migliore documentario del festival di quest’anno ed altri meravigliosi film come “Per mia madre”, “Il cibo delle colombe”, “Shujayya”, “Oltre il muro”, “Ta’a Marboutah”, “La giornata della terra”.

Ciò che rende eccezionale questo festival sono le sue varie repliche, i film presentati ad al-Ard doc film Festival sono infatti proiettati in cinque festival che portano lo stesso nome a Milano, Roma, Napoli, Torino e, oltre i confini italiani.

Tutti coloro che hanno partecipato coi loro film ad al-Ard doc film Festival hanno capito che è una realtà eccezionale ed il palcoscenico giusto per un cinema documentario etico sia a livello artistico e intellettuale che sul piano della bellezza. Perciò hanno accolto con entusiasmo l’idea dei passaggi che i loro film avrebbero fatto in queste cinque città e in altre ancora, nelle scuole, nelle università, nei circoli, nelle associazioni letterarie e cinematografiche, nelle biblioteche e nei sindacati italiani.

Tornando ai documentari sulla Palestina prodotti in Italia, scopriamo il fatto rilevante che il cinema italiano da molto tempo si interessa alla causa palestinese, a partire dalla metà degli anni sessanta del secolo scorso con un film del regista Pierpaolo Pasolini intitolato “Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo” e con un altro film di Dario Fo sulla sua visita ai campi profughi palestinesi e ai campi dei Feddayen nel 1968. La presentazione fotografica e teatrale del viaggio di Dario Fo a Milano raccolse un grande interesse, tale da portare lo stesso Fo a realizzare un film in cui raccontava i ricordi di quel viaggio.

Da allora il cinema italiano ha prodotto oltre 200 film sulla Palestina, un numero gigantesco rispetto a qualsiasi altra produzione cinematografica, tanto da poter dire che compete con la stessa produzione del cinema palestinese. E dall’anno 2000 la produzione italiana ha visto una svolta straordinaria, considerato che fino al 2012 sono stati prodotti 59 film sulla Palestina, e questo è un primato in tutti i sensi.

In questa culla cinematografica italiana filopalestinese non poteva che fiorire al-Ard doc film Festival per svolgere questo splendido ruolo nella terra degli amici italiani che continuano a sostenerlo nell’organizzazione, nella traduzione dei film e con contributi economici.

di Ibrahim Nasrallah

Traduzione Saleh Zaghloul